MA PERCHÉ L’Amelio? Chi era costui?
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| Vieux Port, Marsiglia |
La scelta di
un nome implica sempre una responsabilità. A maggior ragione quando al nome si
affida il compito di dar voce agli intenti inespressi di una collettività. E
così, nei pomeriggi dedicati agli incontri del Laboratorio Leopardi, un momento
privilegiato per tutti gli appassionati ammiratori del “gobbo di Recanati”, era
emersa ancora timida e indefinita la volontà di creare un terreno su cui
condividere il vivissimo affetto nutrito per Giacomo Leopardi e le sue opere, e
al tempo stesso un luogo che offrisse l’opportunità di sperimentare e
disseppellire tutto quel che anni di università avevano contribuito ad
accumulare come le gioie di un tesoro da bucanieri e che, per un motivo o per
l’altro, non aveva mai trovato la via per affiorare alla luce del sole. C’erano
le buone intenzioni, l’interesse e anche sorprendenti capacità nascoste, ma il
nome, il nome con cui identificarsi e che avrebbe dato l’impronta a tutto il
lavoro futuro, continuava a sfuggire.
