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mercoledì 22 marzo 2017
Impressioni di un itinerario letterario: Sant’Onofrio tra Tasso e Leopardi
La potenza di un “fiore giallo”. L’eternità della Ginestra, il «frutto» di un poeta vitale e coraggioso: Giacomo Leopardi
«Perché la poesia non è
il fiore sul vulcano», affermava convinto Giorgio Bassani. Ma il cratere
vesuviano dei primi anni dell’Ottocento, quello che Leopardi scrutava dalla sua
finestra, aveva intorno un deserto. Un fiore giallo sulle pendici di un
vulcano, allora, poteva a pieno titolo diventare un insieme di versi
devastante, può, adesso, scatenare poesia. Un’espressione del genere, con
parole da scuola dell’infanzia come «fiore» e «giallo», se pronunciata in un
contesto ufficiale, provocherebbe reazioni contrastanti. In realtà contiene
tutte le contraddizioni che la poesia stessa porta inevitabilmente ed
etimologicamente con sé. «Inventare», nella radice del termine poesia, spesso è
cosa fattibile solo a seguito di un impulso. Ma il fiore giallo è un
accostamento di due termini che anche un bambino può facilmente produrre. Dopo la
divagazione alimentata dall’incipit
provocatorio, è necessario squarciare il velo di Maya schopenhaueriano e
svelare il segreto di Pulcinella (geograficamente si resta in zona) sulla
denominazione scientifica del fiore di cui si dibatte.
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